L'uomo che uccise Don Chisciotte: il nostro incontro con Terry Gilliam, un Sancho Panza sognatore e ostinato

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L'uomo che uccise Don Chisciotte: il nostro incontro con Terry Gilliam, un Sancho Panza sognatore e ostinato

Chi fa il mio lavoro ed è appassionato da sempre di cinema, è - guai a dimenticarsene! - una persona molto fortunata. Nel corso di così tanti anni che è meglio non contarli, ho incontrato tanti personaggi eccezionali, con alcuni dei quali ho anche stretto amicizia. Mi ritengo ad esempio davvero privilegiata, tra i tanti, per aver potuto incontrare Terry Gilliam ben cinque volte in vari periodi della sua lunga carriera: la prima da giovane critico nel 1991 al festival di Venezia, dove presentò il meraviglioso La leggenda del re pescatore e la seconda nel 1995 a Roma per l'altrettanto bello L'esercito delle 12 scimmie (di cui conservo ancora una fantastica t-shirt). La prima intervista one to one, oltre alla conferenza stampa, risale invece al 2005, per il sottovalutato Tideland e la seconda al 2011 per il corto pubblicitario made in Napoli, The Wholly Family. In quell’occasione parlammo anche di altre cose, e a una domanda su The Man Who Killed Don Quixote, Gilliam rispose che il problema era sempre quello di trovare i soldi ma che avrebbe continuato a provarci.

Venerdì 21 settembre 2018, finalmente, noi che non eravamo a Cannes abbiamo visto (per quanto mi riguarda con grandissima emozione) il film nato come ossessione dalla lettura del capolavoro di Cervantes nel 1989, sognato e sperato, per poco sul set nel 2000, rimaneggiato, fatto e disfatto (come si legge in apertura del film) perseguitato da una serie di ostacoli che pareva infinita e che oggi, grazie alla tenacia di Terry Gilliam, esiste. Nel tardo pomeriggio ho incontrato il regista per parlarne, dopo una giornata che lo ha visto impegnato fin dal mattino e da cui è uscito stremato, anche se sempre sorridente e felice per l’accoglienza ricevuta.

Sembra che questo grande visionario, nell'accezione più nobile e ormai rara del termine, non invecchi e anzi, col tempo migliori: a 77 anni è apparso in splendida forma (nonostante lo spavento per un suo malore lo scorso maggio), con l’immancabile camicia “alla Gilliam”, il codino e l’eterno spirito di un ragazzino che ha ancora voglia di giocare. Sempre arguto, autoironico, alla mano e con una risata contagiosa, mi ha accolto, per ultima, nella stanza dove si è sottoposto a 24 interviste di fila. Prima di iniziare mi ha chiesto scusa in anticipo perché “sono super stanco e quindi può darsi che non risponda esattamente a quello che mi chiedi” (c’è un lapsus rivelatore di questa stanchezza: è ovvio che Gilliam sa che Silence è stato diretto da Martin Scorsese e non da Woody Allen).

Prima dell’intervista, gli avevo raccontato la mia emozionata reazione al film, non registrata, ma ci è sembrato giusto partire dalla sua risposta. Questa è la nostra breve chiacchierata: per l’emozione e la stanchezza neanche l’intervistatrice era al massimo, ma sa che vi concentrerete sulle risposte sempre acute, intelligenti e sincere di questo straordinario cineasta, il cui Don Chisciotte, finalmente, vive e vi aspetta in sala dal 27 settembre. Non deludetelo, lui ci conta e sa che siamo in tanti a volergli bene.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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