Una serie esagerata: Fede Alvarez e Claire Foy su Quello che non uccide presentato alla Festa di Roma

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Una serie esagerata: Fede Alvarez e Claire Foy su Quello che non uccide presentato alla Festa di Roma

Nuovo adattamento tratto dalla serie di Millennium e nuova attrice per interpretare la sua protagonista, Lisbeth Salander. Dopo Noomi Rapace, nella versione svedese dei film dalla serie scritta da Stieg Larsson, e Rooney Mara per l’ottimo Uomini che odiano le donne di David Fincher, tocca ora a un’altra celebre Elisabeth, Claire Foy, ovvero la regina della serie Netflix, The Crown. Si tratta di Quello che non uccide, primo romanzo della serie non scritto da Larsson, ma dal suo prosecutore David Lagercrantz, anche lui svedese. In occasione della prima mondiale alla Festa di Roma erano presenti anche gli altri attori, su tutti Sverrir Gudnason nei panni di Mikael Blomkvist.

A dirigere il film Fede Alvarez, noto per gli horror Man in the Dark e il remake de La casa. “La cosa importante, quando affronti un adattamento già provato da altri”, ha dichiarato Alvarez, “è evitare confronti, cercare di fare la cosa giusta concentrandoti sulla storia particolare. Questo quarto episodio è molto diverso dal primo, evolvono sia la storia che i personaggi: se nel prima regnava un’atmosfera di mistero alla Agatha Christie in Scandinavia, questo è più folle, uno spy thriller con elementi da noir classico, una specie di folle James Bond. Era interessante per me raccontare l’evoluzione di Lisbeth in questo nuovo mondo, dove tutto è un po’ più esagerato. Credo sia un potere chiave del cinema quello di spingersi avanti, osare e unire i vari elementi in maniera fantastica. Venire dall’horror sicuramente ha inciso, con le sue vibrazioni che mettono a disagio. Dico sempre che quando fai un horror realizzi due film allo stesso tempo: uno per te e uno per il tuo subconscio, molte decisioni vengono prese per creare la sensazione che le cose siano diverse da come le vedi. Come diceva Hitchcock, girando le scene di morte come quelle d’amore e viceversa”.

Claire Foy, presentatasi con un vestito bianco candido con qualche variazione molto British, pronta per il tè delle 5, ha detto che per lei è importante “non rendere me stessa come il personaggio che interpreto, che in questo caso non è la classica protagonista amabile, non è bella o vuole essere attraente, ha avuto una vita complessa e non lo nasconde, ma ho fiducia che possa arrivare al cuore del pubblico pur non essendo convenzionale. È stato molto eccitante scoprire lati che ammiro e imparare a comprendere la ricchezza e lo spessore di un personaggio come questo. Ovviamente le due Elisabette sono molto diverse, ma una cosa in comune ce l’hanno: non poter esprimere, ma anche capire, le loro emozioni. Libseth impara presto come sia molto pericoloso farlo, nel primo libro si innamora di Mikael e le conseguenze la spingono a non ricascarci più”.

Reduce dall’esperienza con un personaggio reale come Bjorn Borg, e dal successo personale della sua interpretazione nel film di Janus Metz, Sverrir Gudnason si lancia a Hollywood grazie al ruolo di Mikael Blomkvist. “L’approccio è sempre diverso, per Borg ho giocato a tennis per tre ore al giorno per mesi, con un lavoro più fisico, qui mi sono mantenuto vicino al personaggio emerso dal libro, cercando di capire questo giornalista della vecchia scuola, certo non interessato al click baiting; una persona normale, una delle poche in questa storia”.

Sicuramente non è normale la traumatizzata Lisbeth Salander. “Ho ammirato il suo forte istinto di sopravvivenza”, ha aggiunto la Foy, “oltre alla sua capacità di pensare e agire più velocemente delle persone intorno a lei. Fa tutto quello che può per trovare un senso alla sua vita e andare avanti. Come attrice, quando sono alle prese con un personaggio vivente, ma anche letterario, mi dico sempre che è inutile cercare di essere come loro, è impossibile. Puoi solo mettere te stesso nella parte, fidarti del tuo istinto, che può essere liberatorio, e naturalmente di te stessa e del tuo regista.”

Agisce contro i cattivi in favore dei buoni, sembra quasi un supereroe, questa volta. “Non mi piace l’idea classica del supereroe”, ha detto Alvarez, ”li trovo oppressivi, non capisco come per molti siano d’ispirazione, a me deprime pensare che non sarò mai come loro. Lisbeth la introduciamo con le sue idee chiare su cosa sia giusto e cosa sbagliato. Un personaggio che prendo all’inizio del film e cerco di distruggere nel corso del film e dire la verità su di lei. Mi ispira, infatti, vedere come anche un supereroe possa commettere errori, allora cosa mi piace, ma da distruggere”.

Quello che non uccide, quarto episodio della serie di Millennium, arriverà nelle sale il 31 ottobre.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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